Questi piccoli mosaici sembrano quasi sequenze genetiche sia per l’analoga formazione a quadratini, sia per quello che rappresentano nella ricerca. Entrambi si collocano al livello di ciò che è considerato “fondamentale”, sono il codice che permette di creare e non il creato; cosa per certi versi discutibile. Ma ciò serve per spostare il livello in cui considerare questi piccoli tessuti.

Sono lavori sulla modalità di interazione, è la ricerca del modo in cui creare non il tessuto, ma la sequenza che farà nascere il tessuto.

Siamo nel mondo non del creato ma delle radici del creato. La sequenza di sviluppo che non è necessariamente ordinata ma organizzata, è il criterio di relazione e formazione tra le diverse dinamiche, quella dell’ordine, del caso, della matematica, del caos.

Il mio sforzo sta nel creare l’organizzazione attraverso cui poter creare.

 

 

Apoteosi dell’immanente

Il mondo concettuale cerca sempre di autoconformarsi perché della critica accetta solo quella proveniente da altre idee. L’idea si conferma con altre idee e si critica con altrettante idee.

La sfida della pratica è più tragica, è esponenzialmente più facile fallire o modificare o cambiare del tutto l’idea, piuttosto che confermarla.

E su ciò che è immanente c’è ben poco da dire, c’è solo da fare e non attraverso queste parole.

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