Credo di vedere i colori del mondo eppure essi non esistono.
Noi tutti pensiamo che “là fuori”, fuori da ciò che chiamiamo noi stessi, ci sia qualcosa. Tutto ciò che vediamo è costruito dall’apparato percettivo, e il come ho fotografato l’arcobaleno che avevo dinanzi ai miei occhi, è dipeso dalla mia posizione rispetto al sole e alle gocce d’acqua, che hanno rifratto la luce che le ha attraversate ed è rimbalzata al loro interno.
Così come il colore non appartiene all’oggetto, perché non vediamo “l’arcobaleno in sé” ma l’effetto visivo creato dal risultato dell’incontro tra luce, materia e sguardo, così il “giusto” o “sbagliato”, il “buono” o “cattivo”, non appartiene all’evento o alla persona.
La nostra esperienza emotiva e mentale è creata da noi, determinata dal nostro particolare punto di osservazione: i nostri condizionamenti, il nostro stato emotivo, le nostre credenze e le nostre convinzioni. Non percepiamo l’altro come una “realtà in sé”, ma come l’incontro tra ciò che accade e il modo in cui lo guardiamo.
La cosa più bella, più interessante e curiosa da fare, oltre che la più utile per noi e per l’insieme, è di imparare a s-guardare.

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