Dio ha un’intelligenza inconscia (passiva) ma che opera a risolvere la questione dell’insieme.

È un intelligenza complessa e che opera su fenomeni altamente complessi e sofisticati.

L’intelligenza a livello umano opera su microproblemi e non coglie la complessità del tutto, forse proprio perché è conscio di sé.

La consapevolezza sviluppa in maniera esponenziale capacità e volontà ma proprio perché tale si differenzia da quella di Dio che è priva di consapevolezza.

Il fatto è che questa intelligenza non è in un modo (passivo) e poi in un altro (attivo) ma è entrambe contemporaneamente.

Non so se la necessità di generare intelligenze attive e consapevoli si è formata nel tempo oppure c’è sempre stata, magari non in forma umana. Questo però mi spinge a ipotizzare comunque quanto il Divino abbia bisogno di essere non divino, ovvero da inconsapevole a consapevole, dalla Totalità al Particolare, da creatore di mastodontiche realtà sofisticatissime, a creatore di idee diverse per riuscire a comprenderle.

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