Oggi non bisogna più tentare di giustificare il non credere in Dio ma esattamente il contrario.
Inizierò ad esporre il mio pensiero con il negare alcuni dei principi della tradizione occidentale.
Dio non è principio primo.
Dio non crea dal nulla.
Dio non si autodetermina.
Dio è causalità spinta dalla necessità.
Questo significa che Dio non è libero di volere e quindi di agire e di creare.
Dio non è causa consapevole del mondo e quindi nemmeno di se stesso. Questo perché Dio non è separato dalle cose. Egli è nelle ed è le cose stesse.
Egli è limite di se stesso.
Dio può agire sulle cose ma significherebbe agire su se stesso. Per fare ciò deve autoconsapevolizzarsi, autodeterminarsi, deve pensare al proprio agire, alla propria volontà di agire. Ma Dio non può farlo perché ciò includerebbe potenzialmente anche la scelta di non agire e ciò va contro ad un punto cruciale; l’imperativo della necessità di essere a cui non può trascendere.
Dio è la necessità di essere, è l’imperativo stesso e neanche per ipotesi può non-essere, non essere quello che si è.
L’esistenza di Dio è fondamentalmente un problema secondario perché Dio se c’è non può agire o meglio non ha coscienza di agire.
Dio non è artefice consapevole di eventi, non sceglie di esistere e di far esistere, c’è e basta.
Noi essere umani, che pur lo includiamo, siamo nella sua stessa condizione, non scegliamo di esistere, siamo al mondo e basta ma per lo meno possiamo scegliere di morire.
Un altro punto importante è che questo pensiero non nega Dio. Dio agisce ma non ne è consapevole. Io non sono ateo.
Dio, che preferirei denominare Natura, lo nego affermandone l’esistenza e la mia è mistica atea.
Dio c’è ma è come se non ci fosse perché non sa di esistere. Non lo nego semplicemente e nemmeno sostengo che Dio c’è e non si preoccupa di noi ma che Egli non può preoccuparsi nemmeno di se stesso.