L’universo è infinito, non ha un confine spaziale ne un inizio temporale.
L’esistenza ‘è’, l’esistere può solo essere, l’esistenza non può non esistere o non essere esistita.
L’essere non può non essere, il nulla non può esserci. Se Dio esistesse non avrebbe scelto di creare l’esistenza perché essa non si è creata. Se si identificasse Dio con l’esistere, Egli non poteva scegliere di esistere, perché non poteva fare altrimenti. La necessità assoluta dell’essere, la vita c’è perché non può non essere. L’essere è un imperativo.
La morte non è il non essere, non è la fine della vita; la morte è nella vita, fa parte del meccanismo dell’esistere, la morte è la vita.
Invece la mia morte e la morte di ogni essere vivente è la nostra fine, il cessare di essere, di essere noi, è indispensabile perché l’esistere possa essere.
Noi siamo parte del meccanismo dell’esistere, ne siamo il frutto ma anche il nutrimento, noi siamo perché moriamo, non voler morire significa non voler essere, non volere vivere.
Far parte del meccanismo, esserne il frutto significa essere una parte dell’essere. L’uomo ha in sé, nel suo funzionamento, l’Essere. Se l’Essere si vuole chiamarlo Dio, noi ne possediamo una parte, consapevolizzarci dell’Essere, del suo funzionamento, uguale in ogni cosa e in ogni elemento, può solo significare che siamo pienamente partecipi della realtà dell’Essere.
L’essere umano dovrebbe capire il funzionamento dell’esistenza per metterlo in pratica nella realtà umana. Il ciclico fluire in cui tutto ha una funzione, in cui tutto si ricicla, non esiste il “rifiuto”, ogni morte non è fine in se stessa, è nutrimento per altro, non è fine ma utilizzo.
Il meccanismo dell’esistere si ripete all’infinito nella propria evoluzione, ed essere infiniti significa utilizzare il finito (tra cui anche noi essere umani).
Credere di essere infiniti o di morire per vivere in eterno è un atto di grande presunzione.
Solo l’Essere è infinito, è lo stesso Essere che alcuni chiamano Dio; noi ne possediamo una parte perché ne siamo i figli, i “figli di Dio”, ma credere di vivere per l’eternità significa identificarsi con la potenza di “Dio”, l’unico e il solo ad essere infinito. Infinito perché non può non essere, può solo inevitabilmente essere.
Noi invece no! Possiamo anche non esserci e l’esistenza continuerebbe ad esistere. Abbiamo qualcosa in comune, noi esistiamo non per nostra scelta, come l’esistenza non ha scelto di esistere. La differenza è che noi possiamo anche decidere di non esistere, uccidendoci, anche se la morte sarebbe venuta comunque per porci fine, mentre l’esistenza può solo esistere, all’infinito.