Il limite dell’immensa varietà combinatoria risiede nell’essere un metodo chiuso che non permette apporti e contributi esterni. O meglio, non accetta che tali contributi possano influenzare modificando o cambiando il metodo che fonda il suo potere nella sequenzialità lineare del programma organizzato.

L’atteggiamento logico è sufficientemente rigido da rendere possibile lo sviluppo del metodo procedurale ma non una sua modifica sostanziale. Ciò è riscontrabile nel fatto che un elemento esterno che si muove e si presenta al di fuori del programma logico si tende a collocarlo, come dato casuale o illogico, comunque all’interno dell’operazione procedurale stessa. L’incognita quindi diventa una variabile aggiunta ed il metodo rinnova e sviluppa lo schema esistente e nient’altro. La forza del metodo è quello di avere lo scopo di affermare se stesso. Ma questa ne è la debolezza e con questo ora non professo il caos e il disordine progressivo ma semplicemente che dove il rigore logico individua un possibile fallimento, questo è invece il modo per ottenere di più.

Non si deve solo accettare il contributo esterno ma ci si deve liberare dell’attuale metodo per porre quest’ultimo sullo stesso piano del dato non calcolato, in modo che il centro dell’operazione sia il mio pensiero che utilizza tutto quanto ritiene possa essergli utile. Non è agire a caso, non si può più identificare caso con scorrettezza, non è negare tout court il metodo professato fin ora e nemmeno non adottarne nessuno ma nel non dipenderne. Per agire liberamente e per creare in modo aperto, il pensiero deve essere ripulito dal dogma, irrazionale o logico che sia. Questo processo di liberazione che, da coloro i quale, poverini, sono ancora imprigionati nella difesa di un’idea rinunciando a far uso del proprio pensiero, può esser visto semplicemente come una nuova teorizzazione di un nuovo metodo ma la differenza è fondamentale, in quanto il nuovo metodo di procedere non ha una direzione.

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