Mi sforzo, di piacere, di dimostrare… ma perché mi sforzo? Che senso ha spingere? Parlo di ciò che penso di sapere e mi sforzo di farlo capire, ma perché non parlo di ciò che non so, di ciò che cerco e che non riesco a decifrare? Sto cercando di decifrare il caos? Il caos che io stesso sono?

Ma io sono ciò che non so. Io creo la risposta perché essa non c’è. La domanda forse è la risposta? Chi vuole in me la risposta che non posso avere? La menzogna vuole la risposta, la verità non ne ha bisogno. Io sono la resa, dopo la resa non so cosa sarò e se sarò qualcosa. Ma per ora posso essere solo la resa.

Io sono la risposta? Sto cercando di cercatore? Sto cercando il cercare? Ma allora è già qui. Non devo andare da nessuna parte. Mi devo solo fermare. Sto solo cercando di dare senso al caos che mi circonda, che mi abita, che mi inghiotte. C’è un movimento, questo movimento non so cosa sia, ma è tutto. È il pensiero? È lui che invade tutto? Questo fiume che scorre ovunque è lui? Cerco ancora di capire, sto cercando di prenderlo, di fermarlo, di farci qualcosa, non so cosa. Sento di agire ma sto solo rimandando, rimandando il lasciare stare, il mollare tutto, lasciare che tutto sia quello che sia, che io sia quello che sia, qualunque cosa sia. Non ha senso ciò che faccio, solo questa consapevolezza ha senso. Dona senso a ciò che non lo ha. Il senso è non avere senso. Nessun senso ha senso.

Dio si cerca attraverso la sua creazione, nulla vi è se non lui. Come può sapere di sé se non vi è altro che lo riconosca? Io sono perché ci sei tu, ma se non c’è l’altro e ci sei sempre solo tu non hai confronto. Dio è solo e nella sua profonda solitudine si divide da sé, si immagina diviso per potersi guardare. Come posso vedere che volto ho se non posso specchiarlo sull’acqua, su una superficie riflettente. Se l’acqua sono io e ogni cosa sono io, non ho via d’uscita.

Dio è intrappolato in se stesso e il suo bisogno è il nostro, la nostra solitudine è la sua. Io sono lui, il suo tentativo di vedersi, di auto percepirsi. Noi glielo dobbiamo, ce lo dobbiamo. Noi siamo perché lui ha bisogno di sapere chi è, se noi non adempiamo a questo compito abbiamo fallito. Non sa chi è e adotta un escamotage per cercare di scoprirlo. Dio non sa chi è, e io non so chi sono. Noi siamo la sua finzione, il suo trucco, il suo autoinganno, siamo il suo movimento, la sua tensione.

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