La critica rivoltomi è frutto di un errore consistente nello scambio di ruolo tra filosofia e arte. Filosofia e arte possono avere diversi punti in contatto ma volere che l’arte si comporti a tutto tondo come la filosofia, è una pretesa che di fatto si rivela assurda.

Similitudine tra arte e filosofia è riscontrare che entrambe sono linguaggi organizzati, ma ciò che li divide è fondamentalmente una cosa sola. L’arte deve entrare a far parte anche dell’attività pratica (perché lo è) mentre la filosofia ha la costante dell’astrazione pura del pensiero. Poi, che la filosofia possa entrare a far parte della pratica è possibile, ma in ciò io vedo fondamentalmente una sorta di distorsione.

Già vario tempo fa ho riscontrato la contraddizione dell’arte, la quale trova il limite in se stessa.

Questo limite ha senso messo a paragone con lo scopo da raggiungere. Se esso è la Verità e se quest’ultima la si intende come movimento, come divenire continuo, l’opera d’arte nel momento in cui si compie, ne diventa il controsenso, cioè la staticità anche se causa del suo opposto, l’arte.

Avevo tracciato una sorta di linea di demarcazione tra arte e opera d’arte, diverse e opposte, ma indivisibili perché la stessa cosa. Unificate dalla necessità di avere ognuna il proprio opposto per poter esistere. L’arte deve diventare opera d’arte per esistere e quest’ultima per poterla definire tale, bisogna analizzarla per poter risalire con un percorso a ritroso all’arte.

Portare una sorta di atteggiamento filosofico nell’arte significa farne uso per fare dell’arte e non della filosofia.

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