La sofferenza dell’uomo è l’incapacità di Dio di capirsi. Il suo inconsapevole e inutile sforzo di consapevolizzarsi del proprio esserci.
Dio non può capirsi perché no può fare altrimenti, può, attraverso una sorta di “trasposizione” in noi, cogliersi, percepire di esistere ma soffre del fatto che può farlo solo uccidendosi. Egli soffre (e soffriamo) perché tutto ciò avviene inconsapevolmente.
Noi umani non siamo altro che identità diverse di una sola, un sublimato dei Suoi fallimenti; dei propri tentativi incessanti di consapevolizzarsi di essere inconsapevole, un insensato senso straordinariamente assurdo.
È lo stupore e la meraviglia di se stesso mista alla tragedia dell’atto stesso di cogliersi e di non comprendersi come eterno.
Egli tenta di cogliersi senza saperlo di fare e quando crede di saperlo non può farlo pienamente.