Daniele de Lorenzo. Alla ricerca della non materia per “scolpire” un nuovo sé
di Lorenzo Fiorucci
Ha ancora senso categorizzare l’arte in relazione a parametri di linguaggio, stile e tecnica? Oppure parlarne in dicotomie come arte e scienza, piuttosto che arte e tecnologia o arte e scrittura? Sono certamente questi dei parametri di lettura che continuano ad offrire delle chiavi interpretative valide e credibili, alle quali è forse giunto il momento di affiancare altri criteri che travalicano l’idea stessa di confronto duale o analisi puntuale dell’arte. D’altra parte stiamo vivendo in un tempo in cui si mescolano futuristiche visioni tecnologiche a imbarazzanti azioni di retroguardia sociale e geopolitica, ben oltre lo schema da guerra fredda ipotizzato da molti solo pochi mesi fa. La storia, mai come in questo periodo, sembra soggetta a scelte repentine e impreviste e talvolta pure incomprensibili che stanno segnando il destino di civili rapporti mantenuti per quasi un secolo ed ora terribilmente a rischio. Nel mentre l’arte assimila tecnologie, visioni e contenuti che oscillano tra imbarazzanti ritorni alla figurazione – che il mercato sembra premiare più per noia che per convinzione – e avanguardistiche installazioni comportamentali che purtroppo, spesso, dietro non sembrano celare altro se non un puro intento commerciale, trasformando mostre in eventi di intrattenimento per masse selezionate, anche se economicamente poco accessibili. Forse è necessario sperimentare schemi diversi che, oltre misurare l’arte e il suo linguaggio, indagano l’impatto sul fruitore e la capacità di restituire un livello di conoscenza e consapevolezza diversi, sia sull’uomo che sulla società, indagando cosa succede prima e dopo la visione dell’opera nella mente di un individuo e leggerne i risultati in modo oggettivo. Misurare contenuti e processi creativi, per comprenderne il reale impatto e l’efficacia di questi in relazione ai fruitori, è un tema di cui anche critici, storici e curatori d’arte dovranno occuparsi e inserire nel loro bagaglio stabile di strumenti. Pena, se non proprio l’estinzione, quantomeno l’ulteriore marginalizzazione, processo questo già in atto da tempo e apparentemente irreversibile. Temi, questi, sui quali da alcuni anni riflettono gli esteti della relazione, tra cui Nicolas Bourriaud che, in un testo ormai datato al 2004, cerca di cogliere il processo di postproduzione applicato dagli artisti contemporanei su immagini d’archivio, giungendo alla conclusione di come l’idea stessa di originalità sia ormai decaduta. Eppure, può non essere proprio così. Lontano dai grandi centri e quasi ritirato alle pendici del Monte Subasio in Umbria, opera Daniele de Lorenzo, classe 1973, artista poco noto al grande pubblico e forse, in questo paese, non è sempre uno svantaggio. De Lorenzo impiega le più avanzate tecnologie, dall’intelligenza artificiale agli algoritmi programmati direttamente da lui, insieme a modelli matematici e dispositivi informatici di varia natura, ma al centro della sua ricerca rimane l’uomo, anzi la conoscenza di se stesso ed in particolare del funzionamento del proprio pensiero.
Synapsis è solo l’ultimo dei processi di conoscenza proposto dall’artista. Un progetto questo, realizzato in collaborazione con il RINED (Research Institute for Neuroscience Education and Didactis), in cui l’artista si è sottoposto ad un processo di rilassamento della propria mente per quindici minuti al giorno per dieci giorni, misurando ogni volta, prima e dopo la fase di rilassamento, le frequenze emesse dal proprio cervello. I dati raccolti sono stati rielaborati da Pitagora, un algoritmo creato dall’artista che ha restituito in due trittici i cambiamenti sinaptici delle onde cerebrali. Il progetto, oltre a restituire una visualizzazione astratta, ma leggibile, della fisiologia cerebrale, ha cercato di far comprendere come l’arte possa essere semplice espressione di un comportamento che non agisce in un’attività sociale, ma anzi si rivolge a se stesso in un’apparente inerzia con il mondo. Un’inerzia tuttavia laboriosa che spinge al movimento le onde cerebrali, calibrandosi con la prossimità del mondo e forse anche del cosmo, generando dunque relazioni con questo. Un’arte generata dalla mente nel suo stato più rilassato e restituita tramite una tecnologia sperimentale, annullando ogni tattilità della materia artistica. Ciò che rimane è puro riverbero dell’onda celebrale rimontato e restituito alla visione attraverso un programma informatico. Siamo ormai da anni immersi nel mondo della virtualità, ma quello che fa de Lorenzo, non è creare un “second life” virtuale, alternativo al mondo reale, né tanto meno un’arte processuale o programmata, né banalmente visioni astratte o analitiche, ma indaga il reale di se stesso invisibile all’occhio, annullando la sua mano artistica e la materia stessa, lasciando sopravvivere soltanto l’idea traslata nella sua onda: unica materia, o meglio non materia, oggetto d’indagine. La tecnologia e la scienza, per questo ardito sperimentatore, non sono altro che mezzi per visualizzare la non materia prodotta dalla sua/nostra mente, nel tentativo di entrare in relazione con uno spazio interiore e, come sostiene lo stesso de Lorenzo, per elaborare un processo che in fondo serve a “scolpirmi”, a togliere cioè la materia dall’idea di arte e rimettere l’uomo, riletto – senza linguaggi o stili, ma decodificato, attraversa la sua forma più genuina e inalterabile – nel momento in cui crea relazioni con se stesso o con gli altri. Una ricerca che misura un prima e un dopo, che usa il calcolo, ma anche la casualità e che restituisce in forma visibile l’interazione del pensiero umano con il mondo. Una ricerca, dunque, assolutamente originale, che merita attenzione non solo per la complessità proposta dall’artista, ma anche per ripensare e aggiornare la funzione stessa della critica d’arte e forse anche la sua sopravvivenza.
2025 – AA.VV., TITOLO. Nuova serie – anno XV (XXXVI) – N. 30 (91) Estate/Autunno 2025, Rivista scientifico-culturale d’arte contemporanea, ISBN 9788849886221.
Il progetto Sýnapsis nasce in collaborazione con il RINED (Research Institute for Neuroscience, Education, and Didactics) di Assisi (PG). Mi sono sottoposto ad una sperimentazione attraverso la quale sono stati misurati gli effetti di un esercizio giornaliero di rilassamento che ho eseguito per una durata di 10 giorni. I dati (EEG) sono stati raccolti due volte, prima e dopo la pratica per poi essere elaborati attraverso il software Pitagora, da me creato, per generare pattern e strutture visive che raccontano i cambiamenti sinaptici.
ClientIl Granaio, Deruta, PGServicesSolo exhibitionYear2025