L’arte è pensiero, è un atteggiamento spirituale e ciò che mi infastidisce è come la parola Arte venga continuamente usata a sproposito.

L’oggetto prodotto, che sia un quadro o una scultura o una musica o una poesia, non è arte ma opera dell’arte, l’arte è pensiero ovvero l’invisibile e l’opera d’arte è la concretizzazione del pensiero, ovvero il visibile. Ciò che dico è solo una critica sul modo di usare le parole che spesso è specchio di un modo sbagliato di interpretare e pensare.

L’arte è il pensiero che stà dietro a ciò che si manifesta concretamente; l’arte non è l’oggetto prodotto ma l’azione che lo ha prodotto, ma l’azione è il prodotto a sua volta di un atto mentale. L’arte è singolare e non plurale. Le arti non sono 7, né 8 né 9, l’arte è una, sono i linguaggi che ci mette a disposizione ad essere diversi.

L’atto mentale si manifesta tramite dei linguaggi i quali fermano il pensiero nella loro “concreta staticità”. L’atto mentale è in movimento e per essere manifestato necessita dell’azione opposta, la staticità (la concretizzazione, ovvero l’oggetto prodotto, l’opera d’arte).

Perché l’atto mentale è in movimento? Dove deve andare? L’arte (pensiero) è il mezzo per avvicinarsi alla verità assoluta o meglio alla verità relativa. Il pensiero è frutto dell’uomo ed è quindi l’uomo che si deve e che vuole avvicinarsi alla verità, quindi l’arte è umana e se è umana vuole dire che è destinata a rimanere per terra.

L’arte non arriva a capire la verità, si avvicina, tende ad essa, ma non la raggiungerà mai, è opera di un uomo e l’uomo è un albero, è nato dalla terra, si sforza di arrivare al cielo ma non lo toccherà mai.

L’uomo soffrirà per questo e l’arte è il grido dell’uomo, la testimonianza dell’impossibilità di capire fino in fondo la realtà, perché è in divenire. L’uomo per capire deve fermare, il pensiero per essere conosciuto si deve concretizzare e quindi fermare attraverso un linguaggio. Ecco perché la realtà e la verità non potranno mai essere conosciute veramente; la realtà è in divenire e non si può fermare.

Fermare una cosa in movimento significa ucciderla, è la morte che ferma. Ciò significa che per conoscere la realtà questa deve morire ma la realtà non può morire perché anche la morte è in divenire.

La realtà è immortale, noi esseri mortali viviamo nella realtà (che esiste anche senza la nostra presenza) e quindi non siamo la realtà e per noi uomini la morte ci ferma veramente, per noi la morte è la vera fine ed anche il fine. La morte, per noi uomini, è l’unica verità assoluta, perché nel divenire del tempo non è mai cambiata, si ripete ma non muta.

Il fine dell’esistenza è morire per continuare a vivere ma noi non essendo l’esistenza ma il frutto di essa non moriamo per continuare a vivere ma bensì per far continuare a vivere l’esistenza. Noi abbiamo una fine! Le uniche verità che non hanno fine sono il tempo e lo spazio. Spazio che muta a causa del tempo e tempo che è continuo divenire a causa della morte.

È la morte che dà vita al tempo. Se domani è un’altro giorno ovvero delle altre ore, altri minuti e secondi, è perché le ore, i minuti e i secondi di oggi moriranno.

Si creano nuovi secondi perché muoiono i precedenti. È la morte che dà la vita.

La morte precede la vita, è un passo indietro, è un continuo inseguirla e non fermarla mai; per poterlo fare dovrebbe essere un passo avanti e quindi allinearsi alla vita o precederla di un passo.

La morte insegue perennemente la vita per raggiungerla e fermarla, la vita è opera della morte, è una sua creazione, l’ha creata una volta e da allora la segue e continuerà a farlo per l’eternità.

Ragionando per associazioni si deduce che se la morte precede la vita, significa che la vita è stata creata dalla morte, ma se è morto qualcosa significa che prima è esistito qualcosa d’altro. Se è nata la vita si presuppone che prima di essa ci sia stato un passato; ma il passato ha sempre prima di sé un’altro passato, perché il passato è stato presente. Il percorso adesso è diventato circolare e se non mi fermo ne avrò ancora per parecchio tempo.

Se la vita esiste è perché c’è la morte. Se si crea un nuovo giorno è perché muore il precedente. Non si può pensare che la morte abbia creato la vita, è come chiedersi se è nata prima la gallina oppure l’uovo.

La morte insegue la vita perché è dietro ad essa ma ciò non significa che la morte sia sempre stata dietro (ricorro a questo per non cadere nell’iterazione). La vita è stata più veloce della morte nel momento in cui sono state (o si sono) create. Alla morte è sfuggita la vita e da allora la insegue. Ma perché la vita continua ad andare avanti? Perché c’è qualcuno che la insegue! Ma per quale motivo la vita è sfuggita?

La morte e la vita sono state create assieme su di uno stesso “piano” ma l’equilibrio era inconcepibile, non potevano coesistere in uno stesso attimo. L’equilibrio si è raggiunto con lo sfalsamento del piano, con l’avanzamento della vita e l’immediato inseguimento della morte. Solo in tal modo possono esistere entrambi, sono dipendenti l’una dall’altra (il contrario era inconcepibile, non poteva avanzare la morte e la vita inseguirla; in tal caso la morte precedendo la vita non dà ad essa la possibilità di nascere, di avanzare, di divenire. La morte avrebbe bloccato la vita e si sarebbero nuovamente ritrovate su di uno stesso piano senza trovare l’equilibrio. Il vero equilibrio non è quello statico ma bensì quello dinamico, quello che si muove). La vita è l’andare avanti e la morte il freno. Una è la creazione e l’altra la distruzione. Una vuole la dinamicità e l’altra la staticità. Nessuna può esistere senza l’altra. Gli opposti sono i soli in grado di creare.

Noi siamo la creazione di due forze opposte e noi possiamo creare solo se “uccidiamo”. La morte è una grande seccatura ma solo con essa noi abbiamo la possibilità di vivere.

La natura per mantenere viva se stessa deve ricorrere a questo. Solo se ci uccide essa si mantiene in vita. La natura è “egoista”, la natura è “assassina” ma è costretta a fare ciò, è un moto indomabile, un moto in avanti. Andare avanti è vivere, vivere è il divenire, il divenire è il tempo e il tempo è la morte, quindi 

anche la vita. 

C’è una verità assoluta, è la morte.

Il tempo si muove ma dove va? Il tempo va all’infinito, il tempo è morte e vita, quindi la rincorsa continua. Ma rincorrere se stessi fino dove? Rincorrersi per esistere, la natura fugge alla morte, per non morire deve muoversi ma il paradosso è che la natura non può morire, è immortale. Se la natura si fermasse, ovvero se la morte finalmente raggiungesse la vita, scomparirebbe tutto, la natura si fermerebbe per un istante, tutto si disintegrerebbe ma questo per poco. La coesistenza dei due fenomeni opposti in uno stesso istante non può esistere e per trovare l’equilibrio (cioè la vita) i piani si sfalderebbero e la natura prenderebbe nuovamente il suo corso, si creerebbe nuovamente la vita.

Ma in quell’istante, dove tutto morirebbe, a causa della staticità, che cosa c’è? Il nulla! Ma il nulla non può essere nulla, è sempre un qualche cosa.

Il nulla non è nulla, non è l’assenza di tutto (che è inconcepibile) ma la staticità del tutto. La staticità è la fine della creazione perché la creazione è la risultanza dell’opporsi di vita e morte, cioè il movimento.

Nel momento in cui vita e morte si incontrerebbero sullo stesso piano noi ci fermeremmo (se la disintegrazione non accadesse), non moriremmo, perché il tempo non va più in divenire, si è fermato.

Se il tempo non scorre significa che noi rimarremmo immortali? Significa che prenderemmo il posto della natura? Se il tempo non scorre significa che le due energie, della morte e della vita, lottano per trovare l’equilibrio e quest’ultimo si verifica solo nel movimento.

Il movimento quindi non può fermarsi, il tempo è solo divenire. Il momento dello scontro tra vita e morte è anch’esso in movimento e il tempo quindi non si sarebbe fermato.

In quell’istante, nel momento dello scontro ci sarebbe un’esplosione, un nuovo big bang, uguale al precedente, il quale si verifica per dare equilibrio e quindi per creare. Che cosa creerebbe la natura? Incomincerebbe nuovamente con forme di vita unicellulari? Comunque sia darebbe alla luce una creazione che ha come scopo morire per ricrearsi.

Ma adesso il punto è un altro! Per qualche motivo si arriverebbe alla staticità (intesa come la fine del rincorrersi tra vita e morte e scontro tra le due)?

Riformulando, per qualche motivo la morte e la vita cesserebbero di rincorrersi? Esistere è sinonimo di opposizione di due forze opposte. Se con vita e morte si dà luce alla creazione, la creazione per esistere deve necessitare dell’esistenza della non creazione. L’esistere della creazione è tale perché c’è la non creazione. Per logica si arriva a formulare questo ma la non creazione non esiste attualmente, noi vediamo solo la creazione e la distruzione, la non creazione è esistita solo prima che si creasse la vita, prima del big bang.

Pensare che il movimento un giorno possa fermarsi diventa inconcepibile e se si fermasse quale sarebbe la causa? Si ferma per rigenerarsi, per bilanciarsi, se non si ferma non si muoverebbe.

Ma se adesso si muove è perché prima è stato fermo, quindi il bilanciamento c’è già! La creazione per esistere ha già necessitato della non creazione e non ha più bisogno di essa. Allora questo è l’equilibrio perfetto!? Il tempo va all’infinito.

All’inizio di tutto c’era la non creazione che ha dato vita alla creazione (cioè al movimento, al big bang), ma la non creazione che cos’era? Forse aveva un passato anche lei? La non creazione è il primo anello della catena o prima di essa c’era qualcosa d’altro (forse una creazione precedente)? Non c’è risposta!!!

La creazione è la luce ottenuta dalla morte e dalla vita generate nello stesso istante, ovvero il big bang. La luce è il sole, la luce è la vita e il buio è la morte, c’è ancora l’equilibrio e quindi il movimento, cioè la creazione.

Se il sole un giorno si spegnerà resterà solo il buio, solo la morte che è l’attrito della vita, il moto si fermerebbe. Fermo solo nella nostra galassia ma se tutti i soli di tutte le galassie si spegnessero ci sarebbe il buio da solo. Ma il buio è in movimento o è fermo?

Se il buio è la morte da sola, significa che è ferma perché non deve rincorrere più la vita oramai spenta, quindi l’attrito avrebbe vinto sul moto. A questo punto l’attrito cessa di esistere perché non è più attrito. Non può esistere solo una delle due forze, o esistono entrambe o non ne esiste nessuna.

Come ho detto in precedenza in tal caso ci sarebbe la ricerca dell’equilibrio, si dovrebbe sfaldare il “piano”, un nuovo big bang che farebbe andare la vita avanti con la morte che la segue. Ma c’è un problema! Se tutti i soli sono spenti, il buio dovrebbe generare da solo la luce. Nulla può generarsi da solo. Il buio si chiama buio perché c’è la luce, se la luce non c’è più il buio perderebbe la sua “forma”, non è più se stesso. E allora che cos’è? Non è niente! Il niente allora è la non esistenza, la non esistenza è il non movimento, cioè la staticità. La staticità è tale quando il tempo si ferma. Dire che il tempo si ferma è il paradosso del paradosso. Si ferma? Quanto tempo rimane fermo?

Quanto tempo il tempo rimane fermo? Assurdo! Non può fermarsi! Allora il tempo è staccato dalla vita e dalla morte! Allora il tempo non è la morte e la vita? Può esistere tempo senza vita e morte? Se diciamo di sì (se dico di no significa che in qualche momento e in qualche modo tornerebbe la vita e ovviamente anche la morte) significa che il tempo da solo può esistere, cioè è in equilibrio con se stesso. Se l’equilibrio è l’opporsi di due forze significa che il tempo ha il suo opposto.

Il tempo però non può avere come opposto il non tempo. Il tempo non ha nulla in antitesi, quindi non crea, quindi non c’è vita e nemmeno morte. Ma c’è lo spazio! Il tempo e lo spazio da soli ma tempo e spazio non sono “energie” opposte quindi non creerebbero niente, “non darebbero alla luce” niente, o meglio “non darebbero alla luce” la luce.

Tempo e spazio non si oppongono e non ci sarebbe più niente per l’eternità se non loro due. La sola presenza del tempo e dello spazio senza nient’altro è la vera fine.

La fine di tutto è tempo e spazio. Il tempo e lo spazio sono il nulla.

Tempo e spazio non sono opposti, non ci sarebbe equilibrio perché l’equilibrio è l’opposizione. Allora l’equilibrio cambierebbe significato, in quel momento l’equilibrio sarebbe la non opposizione, la coesistenza di due elementi che non si contrappongono.

Il nulla trova equilibrio in se stesso ovvero nel tempo e nello spazio.

Finché c’è vita l’equilibrio è l’opporsi di vita e morte, quando queste ultime non ci saranno più l’equilibrio diventa il tempo e lo spazio; entità che non si oppongono ma che avanzano parallelamente (all’infinito), non esiste tempo senza spazio anche se non sono opposti.

Il tempo e lo spazio sono il nocciolo di tutto. Il fine dell’esistenza è il nulla. Il fine dell’uomo è la morte.

Tempo e spazio continuano all’infinito a meno che tempo e spazio arrivino al punto di distruggersi nel divenire.

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